Caro Peo, oggi siamo qui per salutarti.
E pronunciare questa parola ci costa fatica. Perché ci sono persone che, a forza di esserci, finiscono per diventare parte naturale dei luoghi che amiamo. Come la pista dello stadio, il lago davanti a noi, le montagne del Gambarogno che accompagnano ogni allenamento.
Tu, per la Virtus, sei stato per tanto tempo una di queste presenze.
Non avevi bisogno di alzare la voce per farti ascoltare. Non avevi bisogno di proclami per lasciare un segno. E non cercavi mai il centro della scena, neppure quando quella scena ti sarebbe spettata di diritto.
Eppure, caro Peo, quanto hai fatto!
Sei arrivato alla Virtus insieme a un gruppo di amici del Gambarogno, uniti dalla passione per l’atletica.
C’è ancora chi ricorda le sere in cui, terminato l’allenamento, ti accompagnava a casa in auto, a Gerra. Altre volte raggiungevi lo stadio attraversando il lago con la tua barca a motore, spinta da appena sei cavalli. Poteva però capitare che quel piccolo motore ti abbandonasse e che fossi costretto a rientrare a casa a remi, mentre tua mamma ti aspettava impaziente, sempre più preoccupata per il tuo ritardo.
Ci piace immaginarti così: solo sul tuo lago, nel silenzio, mentre la barca avanzava lentamente verso Locarno o faceva ritorno verso casa. Chissà quali pensieri ti accompagnavano durante quel tragitto. Forse ripassavi una rincorsa nel salto in lungo, un gesto tecnico nel peso o nel giavellotto, oppure una gara alla quale avresti partecipato. Forse pensavi agli studi alla Commercio di Bellinzona o a quelli di economia a Friburgo. O forse, semplicemente, ascoltavi il rumore dei remi nell’acqua, in quella discrezione che ti apparteneva così profondamente.
Poi arrivavi allo stadio. E lì parlava il tuo talento.
Un talento raro, capace di esprimersi in molteplici discipline. Correvi, saltavi, lanciavi. E facevi ogni cosa con quella naturalezza che appartiene soltanto ai veri fuoriclasse.
Ma abbiamo scoperto che i tuoi allenamenti non si limitavano alla pista dello stadio del Lido. Affinavi le tue grandi doti anche sulla sponda sinistra del lago, trasformando ogni luogo in uno spazio adatto alla preparazione. A Sant’Abbondio trovavi il terreno giusto per allenarti negli scatti; il campo di Gerra era ideale per esercitarti nel lancio del peso; mentre a Ranzo riuscivi persino a trovare bambù delle dimensioni adatte per allenarti nel salto con l’asta.
Che tenacia, Peo! E quanta passione doveva animarti per riuscire a vedere, in ogni angolo del tuo territorio, una pista, una pedana o un’attrezzatura con cui migliorarti.
Hai conquistato titoli svizzeri nelle categorie giovanili e tra gli attivi. Hai partecipato alle Universiadi. Hai vinto decine di titoli ticinesi assoluti e, per moltissimi anni, il trofeo destinato al migliore atleta della Virtus.
Sette metri e sessantuno nel salto in lungo.
Quindici metri e trentadue nel triplo.
Settemilacinquecentosettantanove punti nel decathlon.
Trentanove titoli di campione ticinese assoluto.
E poi quel salto di quattordici metri nel triplo, realizzato nel 1971, quando avevi appena quindici anni: un record svizzero giovanile rimasto intatto attraverso generazioni di atleti.
Numeri straordinari, che raccontano quanto fossi completo, determinato e capace di raccogliere ogni energia nel momento decisivo.
Come non ricordare, durante le competizioni, quando, con apparente tranquillità, ti informavi sulle prestazioni ottenute fino a quel momento dai tuoi avversari. E, se scoprivi che qualcuno ti precedeva, al salto o al lancio successivo riuscivi spesso a superarlo. Senza agitazione, senza gesti teatrali. Ti raccoglievi, ti concentravi e lasciavi parlare la pedana. Eri fatto così: calmo fuori, fortissimo dentro.
La tua carriera agonistica si è conclusa a causa di un infortunio al tendine d’Achille. Per molti sarebbe stato il momento di allontanarsi dallo stadio e cercare nuovi stimoli. Tu, invece, sei rimasto.
Ed è forse proprio qui che la tua storia diventa ancora più grande.
Hai trasformato ciò che avevi ricevuto dall’atletica in qualcosa da donare agli altri. Sei diventato allenatore, dirigente e punto di riferimento. Hai trasmesso la passione per il nostro meraviglioso sport e hai dedicato tempo, attenzione e competenza a tanti giovani atleti.
Molti oggi ti dicono grazie proprio per questo.
Grazie per il tempo donato.
Grazie per i consigli dati senza mai far pesare la tua esperienza e i tuoi risultati.
Grazie per quella passione che non imponevi, ma che sapevi trasmettere attraverso l’esempio.
Per decenni hai presieduto la Commissione tecnica della Virtus. Lo facevi nel tuo modo: preciso, razionale, meticoloso.
Ci restano nella memoria i tuoi quadernetti, sui quali annotavi tutto con cura: nomi, risultati, osservazioni, dettagli.
In quei piccoli quaderni c’era molto di te: il rigore, il rispetto per il lavoro, la dedizione e il senso di responsabilità verso la tua Virtus.
Per molti anni sei stato una presenza costante e imprescindibile ai campi di allenamento di St. Moritz. Portavi con te la memoria delle edizioni precedenti ed eri sempre disponibile a seguire, con la calma che ti contraddistingueva, le giovani leve, indipendentemente dal loro talento.
In Engadina non potevano mancare le partite a minigolf, dove – quasi inutile dirlo – eri difficilissimo da battere. Non dimentichiamo le coupe di gelato gustate in compagnia al Sonne o all’Hauser. Non te le saresti mai lasciate sfuggire. Quanti preziosi ricordi vissuti durante i nostri raduni sportivi: ricordi che oggi fanno sorridere mentre fanno male.
Ai campi di Marina di Pietrasanta poteva capitare che ti assentassi per una breve puntata alle corse dei cavalli. Anche questa era una delle tue passioni, coltivata senza clamore.
Così come amavi leggere. Sul tuo comodino non mancavano mai uno o due libri. Forse anche per questo sapevi osservare il mondo senza giudicarlo in fretta e custodivi una vita interiore che non avevi bisogno di mostrare.
A St. Moritz, il sabato sera, talvolta sparivi per un po’. Non dicevi nulla a nessuno. Andavi alla messa vespertina nella chiesa di San Carlo Borromeo, affacciata sul lago.
Anche la tua fede era così: silenziosa, personale, umile e discreta. Proprio come lo eri tu.
Negli ultimi anni, la malattia ti ha messo a dura prova e ti ha costretto ad allontanarti sempre più dalla vita quotidiana della società.
Ti vedevamo più raramente, ma non per questo ti sentivamo meno vicino.
Ti abbiamo ritrovato con grande piacere lo scorso 27 marzo. All’ultima cena sociale eri ancora con noi, dentro quella famiglia giallonera alla quale hai donato tanto. Oggi custodiamo anche quella serata come un dono.
Ci mancherai, Peo. Ma insieme alla tristezza sentiamo una gratitudine immensa.
Grazie, Peo, per l’atleta straordinario che sei stato.
Grazie per l’allenatore generoso.
Grazie per il dirigente competente e appassionato.
Grazie per ogni ora donata alla Virtus, la tua seconda famiglia.
Grazie per averci mostrato che si può essere grandi senza sentirsi superiori, forti senza essere arroganti, autorevoli senza alzare la voce.
Grazie per essere stato, semplicemente, una bella persona.
Oggi ti salutiamo con il dolore di chi perde un amico e con l’orgoglio di chi ha avuto il privilegio di camminare al tuo fianco.
Buon viaggio, caro Peo.
La tua Virtus non ti dimenticherà.
